Sistema Museale di Ateneo
Il Sistema Museale di Ateneo dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, istituito nel 2017, coordina e valorizza il patrimonio museale dell’Ateneo, articolato nelle collezioni del Museo Orientale “Umberto Scerrato” (MOUS) e del Museo della Società Africana d’Italia (SAI).
Le raccolte comprendono materiali archeologici, artistici ed etnografici provenienti da un’ampia area geografica che si estende dall’Africa orientale al Vicino Oriente, dall’Asia centrale al subcontinente indiano e alla Cina. Il patrimonio del Sistema Museale documenta millenni di storia delle civiltà orientali e delle relazioni tra Europa, Africa e Asia.
Attraverso una gestione integrata delle collezioni, il Sistema Museale promuove attività di ricerca scientifica, programmi didattici e iniziative di divulgazione rivolte alla comunità accademica e al pubblico più ampio, collaborando con istituzioni e centri di ricerca a livello nazionale e internazionale.
Le attività del Sistema Museale comprendono lo studio e la valorizzazione delle collezioni, l’organizzazione di mostre ed eventi, programmi di formazione e progetti digitali che rendono accessibile il patrimonio museale anche attraverso strumenti immersivi e interattivi.
Il Museo cresce

Acquisizione della collezione 1

Acquisizione della collezione 2

Prima mostra allestita
Prima mostra allestita in occasione della Laurea honoris causa in Politiche ed Istituzioni dell’Europa al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano (14 novembre 2009)

Donazione Pittui

Istituzione del Sistema Museale
Istituzione del Sistema Museale di Ateneo dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale

Donazione Rinaldi

Riallestimento
La nascita del Museo nelle parole dei protagonisti
Lucia Caterina
Prima direttrice del Museo
L’idea di realizzare un museo didattico presso l’Università degli Studi di Napoli ‘L’Orientale’ risale a molti anni fa e si deve a Umberto Scerrato che, a tal fine negli anni ’70 del Novecento, aveva acquistato sul mercato antiquario ceramiche e metalli islamici relativi all’area iranica. Sempre negli stessi anni erano stati donati da Valeria Fiorani Piacentini settanta frammenti di porcellana cinese provenienti da una raccolta di superficie effettuata a Hormuz sul Golfo Persico. L’allora Istituto Universitario Orientale era già in possesso di sette stele funerarie egiziane, donate da Paul Balog negli anni ’60, alle quali si erano aggiunti tre frammenti di stele acquistati, negli anni ’70, in Afghanistan, a Kabul e Ghazni, da Maurizio Taddei. Troppo a lungo questi materiali sono rimasti ignoti ai più, custoditi nel Seminario di Archeologia Orientale e in quello di Arabistica. Con il trasferimento dei Dipartimenti di Orientalistica nella sede di Palazzo Corigliano i reperti orientali venivano conservati nella Biblioteca di Studi Asiatici. In vista dell’apertura del Museo le collezioni si sono arricchite di trentasette sigilli del Vicino Oriente antico, acquistati negli anni ’60 da Giovanni Garbini ed utilizzati in tutti questi anni come importante materiale didattico. Sono entrati a far parte del Museo frammenti ceramici provenienti da campagne di scavo dell’Orientale negli anni ’80-’90 nel Sudan orientale. Materiali provenienti dall’Eritrea e dall’Etiopia nel 2011 sono stati donati da Lanfranco Ricci. Inoltre, le collezioni si sono arricchite di un piccolo stūpa in miniatura in terra cruda, donato da Giovanni Verardi e di dieci pezzi di porcellana cinese bianca e blu prodotta per il mercato d’esportazione, donati dalla sottoscritta che vengono così ad arricchire ed integrare iconograficamente e cronologicamente l’esistente collezione dei frammenti cinesi recuperati da Hormuz. Infine la vocazione didattica del museo è ben rappresentata da quattro plastici raffiguranti architetture sud arabiche e da due raffiguranti monumenti scavati da Umberto Scerrato nel Sistan (Iran), realizzati con grande perizia da Romolo Loreto. Le ceramiche islamiche, che rappresentano il gruppo di oggetti più numeroso, erano già state inventariate, catalogate e parzialmente studiate da Giovanna Ventrone Vassallo, utilizzate spesso, nel corso degli anni, come materiali esemplificativi durante le lezioni di Archeologia e storia dell’arte musulmana. I frammenti cinesi erano stati presentati, dalla sottoscritta, ad un convegno tenutosi ad Albisola nel 1974 e hanno avuto una successiva rilettura nel 2003.Uno dei frammenti di una stele del nordovest dell’India è stato pubblicato da Maurizio Taddei nel 1973. Come pure sono state pubblicate le stele funerarie egiziane da Giovanni Oman nel 1965 e da Umberto Scerrato nel 1968 e i sigilli da Luigi Cagni (1971), da Stefania Campurra Mazzoni (1972) e da Alessandro de Maigret (1974).
Lida Viganoni
Rettore dell’Università degli studi di Napoli ‘L’Orientale’ (2008-2014)
L’apertura del Museo Orientale ‘Umberto Scerrato’ presso il nostro Ateneo è per tutti noi motivo di gioia e di orgoglio. Rendiamo in primo luogo omaggio al professore Scerrato, archeologo e docente dell’Orientale, che, all’inizio degli anni ’70 del Novecento, ebbe per primo l’idea di realizzare un Museo didattico acquisendo, per questo scopo, ceramiche e metalli di area iranica.
Ad Umberto Scerrato va anche il merito di aver creato il Seminario di Archeologia Orientale e di aver sviluppato il settore archeologico con l’istituzione di materie d’insegnamento relative ai vari paesi asiatici. Accanto all’attività didattica, intensa è stata sempre quella archeologica e lo studio dei materiali il cui punto di riferimento è stato proprio l’allora Seminario di Archeologia Orientale.
Ai materiali di area iranica, che rappresentano il settore più consistente della collezione, si sono aggiunti, nel tempo, altri reperti di varia origine che hanno contribuito ad arricchire il nucleo originario.
Attualmente sono presenti nelle collezioni del Museo stele funerarie egiziane, sigilli del Vicino Oriente antico, frammenti ceramici scavati in Sudan, materiali provenienti dall’Eritrea e dall’Etiopia, sculture dell’India del Nordovest, porcellane cinesi, a testimonianza della varietà d’interessi e della generosità di alcuni donatori.
La vocazione didattica del Museo Orientale è sottolineata anche dalla presenza di sei plastici che documentano le attività archeologiche del nostro Ateneo in Iran e nello Yemen.
Il catalogo dà conto di tutto ciò illustrando i materiali esposti nel Museo e inserendoli nel loro appropriato ambito storico culturale.
Il Museo consentirà anche di svolgere un’attività didattica più efficace per la possibilità che avranno gli studenti di esaminare da vicino e di toccare con mano materiali inerenti le materie d’insegnamento. A tal fine è stato realizzato un Laboratorio didattico che permetterà loro la conoscenza dei materiali, l’apprendimento delle diverse tecniche e lo studio comparativo dei reperti archeologici.
La realizzazione del Museo si è resa possibile grazie alle sollecitazioni convinte e appassionate che ho ricevuto da Lucia Caterina e all’impegno che ella vi ha profuso. Sono inoltre grata a tutti i colleghi dell’Ateneo che hanno affiancato Lucia Caterina in questa impresa, con pari impegno e passione.

